I Berberi tunisini

I Berberi tunisini

I berberi tunisini

(un popolo libero)

La Tunisia, il piccolo Stato del Nordafrica, confina a ovest con l'Algeria e a sud-est con la Libia, a nord e a est si affaccia sul mar Mediterraneo. Il suo nome, Tunus, ha origine dalla lingua berbera e significa promontorio, o più probabilmente "luogo in cui passare la notte". La prima vera testimonianza di un insediamento umano è stata scoperta nella parte meridionale del Paese presso l'oasi di Kebili e si fa risalire a circa 200.000 anni fa.

I suoi primi abitanti noti furono tribù berbere

La componente berbera – o, con termine più corretto, amazighebbe storicamente un ruolo attivo nell'agricoltura, nell'artigianato e nel commercio. I discendenti degli imazighenhanno mantenuto inalterata o quasi la purezza della razza, rimanendo fedeli a tradizioni e culture vecchie di secoli.

Anche se le loro origini rimangono sconosciute e incerte, il popolo amazigh riunisce in sé influenze mediterranee, africane (nord Africa), europee, persino orientali e si distingue, indipendentemente dal Paese in cui si trova, per l'immancabile legame con la terra, il senso di convivialità e ospitalità, l'attaccamento alla comunità e il rapporto con il sacro. (1)

La maggior parte dei berberi (o Amazigh) è di religione musulmana sunnita, convertitasi in seguito alla conquista araba del Nord Africa tra il VII e l'VIII secolo. Nonostante ciò, la loro cultura integra antiche tradizioni pre-islamiche e pratiche sincretiche, con alcune comunità che seguono l'Islam ibadita o mantengono stili di vita peculiari.

Nonostante la popolazione tunisina sia principalmente di discendenza berbera, e pur essendo il patrimonio culturale berbero estremamente ricco e ancora presente nel territorio tunisino, oggigiorno sono rimasti in pochi a parlarne la lingua e a conservarne l'identità culturale.

La situazione socioculturale degli imazighen in Tunisia e le crescenti difficoltà che incontrano in questo Paese.

Per cominciare, i berberi sono gli abitanti originari del Nordafrica. La parola in effetti deriva da "barbari" ed è stata coniata dagli invasori. Imazighen (al singolare amazigh) è invece il nome con cui essi preferiscono definirsi.

Gli imazighen sono quindi le popolazioni autoctone di quei territori nordafricani (conosciuti con la denominazione di Tamazgha, corrispondente agli odierni Marocco, Algeria, Tunisia e Libia). Per una serie di motivi storici e ideologici, oggi tale nome è solitamente riservato solo a quanti, in Nordafrica, parlano ancora la lingua berbera tamazight.

Numerosi i personaggi di questa etnia passati alla storia: il faraone Sheshonq, re e regine come Massinissa, Jugurtha, Juba, Koceila, Takfarinas, Tin-Hinan, Dihya (Kāhina), nonché imperatori romani come Settimio Severo e Caracalla, colonne della della chiesa cattolica come San Cipriano e Sant'Agostino, oltre a illustri letterati berberi di lingua latina quali Tertulliano e Publio Terenzio Afro (famosa la frase di quest'ultimo nella commedia Heautontimorùmenos: "Sono un essere umano, niente di ciò ch'è umano ritengo estraneo a me").

A partire dal VII secolo le tribù arabe colonizzarono la Tunisia, amalgamandosi alla locale popolazione berbera fino a farne scomparire quasi del tutto la presenza nella regione. In Tunisia, gli arabi giunsero in numero assai maggiore di quanto non fecero, per esempio, in Marocco, dove la comunità berbera rappresenta ancor oggi un elemento importante della popolazione.

Le pochissime tribù berbere che ancora vivono in Tunisia si concentrano specialmente nelle regioni meridionali, nella zona attorno all'abitato di Matmata, a sud di Gabès, dove si trovano i villaggi trogloditici berberi più famosi del Paese: Zeraoua (Gabès), Tamezret, Chenini, Douiret, Guermessa, Sned (Gafsa), Chébika, Tamerza, Midès (Tozeur), il villaggio Takrouna del Sahel, eccetera.

Gli imazighen riescono a conservare, attraverso i secoli, lingua e tradizioni nei loro villaggi arroccati. Come a Chenini e Douiret, dove si parla ancora berbero. A Guermessa i costumi sono sopravvissuti, ma la lingua è ormai caduta in disuso.

Oggi l'idioma si mantiene soprattutto in zone montuose o desertiche, donde la fama dei berberi come popolazione assai rozza e primitiva… ma in realtà semplicemente isolata dai centri del potere.

La lingua amazigh è ancora gran parte orale, conta su poche pubblicazioni e la maggior parte dei suoi locutori, compresi gli intellettuali, non la scrivono né la leggono, preferendo utilizzare l'arabo o il francese. Anche la letteratura berbera è in gran parte orale, per quanto esistano manoscritti in caratteri arabi risalenti anche all'XI secolo. Soltanto i tuareg, grazie alle loro donne, hanno tramandato la tradizione dell'antica scrittura berbera tifinagh, un alfabeto formato da numerosi segni geometrici.

Nei paesi colonizzati dalla Francia (in particolare l'Algeria e la Tunisia, ma anche il Marocco), la forte e prolungata presenza di coloni e di un'amministrazione rigorosamente francofona ha introdotto, accanto all'arabo, una nuova lingua coloniale: il francese.

In questi anni di dominio, gli imazighen hanno mantenuto la loro identità, i loro usi e costumi e la loro lingua grazie alla concentrazione demografica in aree geografiche delimitate. Essi hanno sempre tradotto il proprio orgoglio di popolo in forti rivendicazioni di carattere culturale, chiedendo il riconoscimento della loro lingua e della cultura. Tuttavia, se nel Maghreb la Tunisia conta il minor numero di berberofoni, ha però il primato nella "folklorizzazione" del patrimonio amazigh: Matmata e le sue case troglodite, i tappeti berberi, il couscous berbero, la tenda berbera… Il tratto distintivo "berbero" appare come una garanzia di autenticità, il contrassegno del carattere locale, ancestrale, ma anche emblema di un passato destinato al consumo del turista.

Eppure il patrimonio amazigh appartiene comunque alla storia del Paese e rappresenta un aspetto, locale e relativo, del retaggio che contribuisce a creare il "mosaico" della Tunisia mediterranea e tollerante.

Le autorità degli Stati maghrebini, siano re o presidenti, hanno sempre considerato le rivendicazioni berbere come una minaccia all'integrità dei loro Paesi, e questo ha provocato forti discriminazioni. In Tunisia, il presidente Habib Bourguiba durante il suo governo (1957-1987) ha lanciato una politica di "de-berberizzazione" che vietava di parlare o insegnare la lingua berbera nelle scuole, e addirittura di dare nomi berberi ai figli. L'ideologia nazionalista è così sfociata nel soffocamento repressivo di qualsiasi voce minoritaria: in nome dell'arabizzazione dello Stato, gli imazighen sono stati costretti a reprimere la loro identità. Il tamazight è stato bandito per decenni, cancellando gli antroponimi originali.

Sotto il regime di Ben Ali, dal 1987 al 2011, era addirittura vietato parlare tamazight. L'unico àmbito in cui era permesso accennare ai berberi era quello folkloristico, strumentalizzando le tradizioni e i tratti culturali imazighen al solo scopo di attirare i turisti.

La comunità ha sofferto una sistematica emarginazione e ci sono stati tentativi di seppellire la vera storia di questo popolo millenario.

La cultura amazigh è parte integrante della nostra identità tunisina: il suo riconoscimento non deve rimanere lettera morta, e anche il tamazight scritto con i suoi caratteri tifinaghdeve essere integrato nel sistema educativo nazionale e nei programmi di istruzione. Tra le giuste rivendicazioni, anche la creazione di un istituto nazionale amazigh dedicato alla ricerca storica, culturale e linguistica, un obiettivo fondamentale al fine di trasmettere l'eredità berbera alle generazioni future.


(1) Alcuni storici affermano che provengono dall'est dell'Egitto, designando con il termine berbero qualsiasi straniero che non parli greco e latino, altri che si tratta di gruppi etnici eterogenei uniti da pratiche simili nella vita quotidiana e nella gestione della comunità. Numerosi testi antichi greci, fenici e romani attestano l'esistenza del popolo berbero come primo occupante del Nord Africa.

Con l'arrivo dei Fenici nel sito di Cartagine, passando per il regno di Numidia, che divenne in seguito una provincia di Roma, il popolo berbero viene descritto dagli arabi, molto più tardi, come un popolo molto fiero che resistette a lungo alle diverse potenze romane e arabe.

Sebbene la lingua e la cultura amazigh siano comuni a tutti i Paesi del Maghreb, le istanze ad esse legate hanno potuto svilupparsi pubblicamente solo in Marocco e Algeria.

In Tunisia e in Libia, anche se la società civile militante amazigh ha sfidato i regimi autoritari, qualsiasi richiesta sociale o politica è stata soffocata dai governi. In questi due Paesi, bisogna attendere la svolta rivoluzionaria del 2011 per aprire la strada alla pluralità politica e per far sì che l'attivismo amazigh acquisisca una certa visibilità politica nel Maghreb, in particolare in Tunisia. All'indomani della rivoluzione, i cittadini si sono mobilitati riunendosi in associazioni per la salvaguardia di questo patrimonio che sta scomparendo, per la valorizzazione delle tradizioni e per il riconoscimento della loro specificità linguistica e culturale. Questa mobilitazione si inserisce nella lunga lotta degli Amazigh in Nord Africa.

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