La Moschea - Casa dell'Islam

Masgid (moschea) viene dalla radice araba Sa-gia-da, che vuole dire prostrarsi, quindi in senso etimologico la moschea è il luogo della prostrazione.

La storia narra che appena il Profeta Muḥammad (s.A.'a.s.) arrivò a Medina, perché cacciato dai suoi concittadini Meccani che lo volevano uccidere, fece iniziare la costruzione della moschea che divenne poi il centro dell'attività sociale, politica e religiosa.
Questa prima moschea era di mattoni d'argilla con un tetto in foglie di palma della quale ovviamente non abbiamo più alcun resto.

Il modello della prima moschea nasce quindi in Arabia: un edificio semplice, privo di oggetti di culto, con una sala di preghiera e una corte aperta. All'interno si trova il minbar, il pulpito per le predicazioni e il mihrab, la nicchia per prostrarsi verso La Mecca.

Per insegnare e interpretare il Corano, oltre che per lo studio delle scienze, vengono fondate accanto alle moschee numerose madrasa, scuole, conventi e università.

Kairouan - La Grande Moschea
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Kairouan - La Moschea del Barbiere
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Nel dettaglio

La moschea è lo spazio della preghiera per i musulmani; arena di riflessione, protesta o di esercizio della giustizia. Ma in Europa ha finito per rappresentare un luogo che produce grandi conflitti

La moschea è il luogo in cui si svolgono le pratiche religiose dell'Islam. La parola tedesca moschee, come quella inglese mosque, è un prestito dal francese mosquée che rimanda, attraverso l'italiano moschea e lo spagnolo mezquita all'arabo masĝid. Questa parola, che compare quasi trenta volte nel Corano e, precisamente, nelle sure medinesi, significa in quel contesto semplicemente «luogo consacrato al culto» e si riferisce perciò a svariati luoghi santi. Se la parola non deriva, come anche l'etiopico mesĝad (chiesa, tempio), dall'aramaico, si fa derivare tuttavia dall'arabo sağada, cioè "prostrarsi" e indica il "luogo del prostrarsi", dunque, il "luogo della preghiera".

In quanto luogo di preghiera la moschea non ha elementi indispensabili. È possibile pregare anche all'aperto, o dentro una casa qualsiasi, purché il terreno sia delimitato da qualche oggetto e sia puro. Del resto alla Mecca, prima dell'emigrazione di Maometto, i musulmani non possedevano alcun singolo spazio di preghiera tanto che il primo modello di moschea fu quello della casa che il Profeta stesso fece erigere a Medina: una corte quadrata, circondata da muri di argilla, all'interno una sala (più tardi divennero due) con tettoie fatte di fronde di palma. Dopo la morte di Muhammad nel luogo di preghiera usato da lui fu posto un segno indicante la direzione della Mecca (qibla) e un semplice pulpito.

Le moschee hanno caratteri architettonici comuni e possiedono un determinato arredamento. 

La cupola della moschea converge in un unico punto e ciò rappresenta l'anelito del fedele verso l'entità divina. La scarsa presenza di legname nelle zone semi desertiche sulle quali vennero costruiti i primi edifici, impedì la realizzazione di intelaiature interne lignee e conferì agli architetti islamici un primato tecnologico sull'architettura occidentale.

Il mihrab è una sorta di abside inserita nel muro orientato verso la qibla; generalmente è di piccole dimensioni ed è sormontato da una semicupola. Qui l'imam (colui che guida) conduce la preghiera del venerdì. Alla destra della "nicchia direzionale", molto rialzato dal pavimento, c'è l'al-minbar costituito da una scala che porta ad un podio con sedile, da cui il predicatore della preghiera del venerdì parla ai fedeli.

Nel Corano non è scritto nulla circa il problema della separazione degli spazi tra uomini e donne all'interno delle moschee. Eppure, per tradizione, vi è una galleria apposita per le donne dove, separate dagli uomini, esse possono pregare e seguire le liturgie. È, comunque, poco comune che le donne si rechino alla moschea, poiché è usanza che preghino in casa.

L'ultima caratteristica architettonica fondamentale per una moschea è rappresentata dal minareto. Il termine minareto proviene dal francese minaret che, a sua volta, attraverso il turco minare(t), deriva dall'arabo manara (faro). Per indicare «il luogo dove c'è il fuoco», la luce, fu chiaramente preso a modello il faro. Il minareto è la torre (quadrata, rotonda o poligonale) della moschea, dalla quale il muezzin (mu'addin) richiama alla preghiera; ciò avviene da una galleria riccamente ornata e molto importante per la forma e la proporzione del minareto. Esso, solitamente, sovrasta la moschea, ma può anche apparire isolato per richiamare i fedeli alla preghiera.

L'Islam richiede che i fedeli, che entrano nella moschea, si vestano con umiltà. Gli uomini devono indossare vestiti puliti e larghi che non rivelino la forma del corpo. Allo stesso modo, alle donne è raccomandato di indossare abiti larghi lunghi fino ai polsi e alle caviglie e di coprirsi il capo con l'hijab o qualcosa di simile. Molti musulmani, indipendentemente dalla loro provenienza, indossano abiti tipici del Medio Oriente per le occasioni speciali di preghiera.

L'interno delle moschee è vuoto, privo di addobbi per favorire la preghiera e la concentrazione. Il pavimento è ricoperto da tappeti; le pareti sono ornate da lumi e, in alcune moschee, ci sono dei seggi destinati ai professori. All'interno dell'edificio di culto è proibito qualsiasi tipo di raffigurazione, per cui i luoghi islamici sono decorati e abbelliti da scritte che riportano versi del Corano e da motivi ornamentali come intarsi, inserti, mosaici e dipinti di forme geometriche, foglie e arabeschi.

I personaggi principali della moschea sono: l'imam, che guida alla preghiera, il muezzin, che invita alla preghiera, il khatib, il predicatore e il khati, che legge il sermone del venerdì. L'imam della comunità non è in nessun modo consacrato da un'autorità superiore e la sua funzione potrebbe essere svolta da qualsiasi altro fedele. Tuttavia, la comunità delega sistematicamente la gestione delle celebrazioni a uno specifico individuo il quale, essendo dotato di particolare prestigio per essere un esperto di questioni religiose, o per aver compiuto il pellegrinaggio alla Mecca, o per altri motivi, tende ad acquisire anche un'autorità a livello sociale. In questo modo, anche nell'Islam si delinea un ceto di funzionari religiosi.

Ogni moschea ha uno o più muezzin. Egli, oltre ad essere colui che chiama alla preghiera, è anche l'orante e lo stesso Profeta preferì un simile richiamo a strumenti come trombe o campane. La tradizione narra che una notte un compagno di Maometto vide in sogno due persone vestite di verde (colore simbolo dell'Islam) che gli insegnarono cosa recitare per la chiamata alla preghiera. Il giorno seguente egli si recò dal Profeta e gli riferì il sogno. Muhammad gli disse che era stato un sogno autentico e gli ordinò di chiamare Bilal Habathi, che aveva una voce melodiosa, per insegnargli a ripetere le frasi che aveva sentito in sogno. Bilal salì in cima alla ka'ba e iniziò a salmodiare quello che oggi è il canto del muezzin.

Oggi l'annuncio del muezzin avviene molto spesso attraverso un nastro magnetico e altoparlante, e le numerose moschee sono spesso in concorrenza tra loro. Fa riflettere in questo senso l'indicazione per la preghiera presente nel Corano stesso: «Invocate Allah o invocate il Compassionevole, qualunque sia il nome con il quale Lo invochiate. Egli possiede i nomi più belli. Durante l'orazione non recitare ad alta voce e neppure in sordina, cerca piuttosto una via mediana» (Corano, XVII, 119). «La via mediana» indica di recitare ad alta voce le orazioni del tramonto, della notte e del primo mattino, in sordina quelle del mezzogiorno e del pomeriggio.

La moschea ha un carattere multifunzionale. Essa, in linea di principio, è un luogo e non un edificio, serve contemporaneamente come luogo per la funzione religiosa, per assemblee politiche, dibattiti, come tribunale, luogo della preghiera personale, luogo per le lezioni teologiche e lo studio. Dopo la morte del Profeta, la moschea che Egli fece costruire divenne la sede della sua sepoltura, il luogo di passaggio di poteri del califfo, la sede del governo e il punto d'incontro sociale, finché queste funzioni non furono svolte in spazi specifici. Sul modello della moschea del Profeta in tutte le grandi e piccole città ne furono costruite altre, che svolgevano funzioni sia religiose sia amministrative. Nel mondo islamico le moschee sono sempre state e sono, tuttora, centri di impegno politico.

Tratto da: https://www.succedeoggi.it/2015/03/casa-dellislam/

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