Informazioni per il viaggiatore, cose da sapere

Rispettare la cultura e le tradizioni locali

Rispettare la cultura locale è importante non solo per evitare di offendere gli abitanti del luogo, ma anche per imparare qualcosa di nuovo e approfondire la propria conoscenza del mondo. Quando si viaggia, è importante cercare di capire le usanze e le tradizioni locali e rispettare le regole di comportamento locali.

Il viaggio consapevole implica il rispetto delle culture locali e delle tradizioni.

Anche se ci sono differenze culturali, il rispetto per le usanze locali può essere un'esperienza gratificante e interessante.

E' sempre buona norma rispettare le regole comportamentali e le disposizioni che sono in vigore nel Paese che si intende visitare. 


La bandiera tunisina è rossa con un cerchio bianco al centro, che racchiude una mezzaluna e una stella rosse. Il colore rosso simboleggia il sangue dei martiri, mentre il bianco rappresenta la pace; la mezzaluna e la stella sono simboli che ricordano il passato dell'Impero Ottomano e rappresentano i cinque pilastri dell'Islam. 


Lo stemma della Tunisia (شعار تونس) è stato adottato il 21 giugno 1956. Da allora ha subito alcune piccole modifiche, la più recente delle quali risalente al 1963.

Lo scudo in oro è bipartito; nella prima partizione c'è una bilancia in un equilibrio, nella seconda un leone rampante nero armato di una spada d'argento. Nella parte superiore è rappresentata una barca sul mare azzurro.

Tra i margini della testa e le due partizioni dello scudo c'è un nastro con scritto il motto nazionale in arabo: نظام, حرية, عدالة ("Libertà, ordine, giustizia"). Gli elementi dello scudo simboleggiano i termini che costituiscono il motto nazionale:

La barca (una galea punica) è il simbolo della libertà, della storia del paese e dei suoi interessi marittimi moderni.

La bilancia simboleggia la giustizia.

Il leone che porta la spada simboleggia l'Ordine.

Sopra lo stemma vi è un cerchio dove sono rappresentate la mezzaluna e la stella a cinque punte, i due simboli dell'Islam, presenti anche nel cerchio d'argento sulla bandiera nazionale.


Bandiera Berbera

Amazigh (al plurale Imazighen) significa "uomo libero", ed è il nome con cui le popolazioni berbere identificano sé stesse.

La bandiera si compone di tre colori: blu, verde e giallo a bande orizzontali della stessa altezza, e una lettera di tifinagh Yaz o AZA. Ogni colore si riferisce ad un elemento di Tamazgha, territorio abitato fin dall'antichità dai berberi:

  • Il blu rappresenta il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico;
  • Il verde rappresenta il Bled, l'ampia fascia di territorio coltivabile e le montagne verdi;
  • Il giallo rappresenta la sabbia del deserto del Sahara.

La lettera Z dell'alfabeto tifinagh in colore rosso rappresenta tutti quelli che sono caduti lottando per il riconoscimento della lingua e della cultura berbera, inoltre è anche il simbolo della resistenza e della vita. 


Genius loci

Per comprendere e vivere appieno un luogo, conoscere la sua cultura, le sue tradizioni religiose (se diverse dalle nostre) e le sue regole (sociali e di comportamento) è fondamentale sapere ed essere informati, aggiornati. Solo così trasforma il turista da semplice osservatore a partecipante consapevole, arricchendo l'esperienza e favorendo il rispetto reciproco e l'integrazione, andando oltre la semplice visita di monumenti per apprezzare il genius loci (l'essenza vera, l'anima, lo spirito del luogo).

Genius loci

Ogni luogo ha un'essenza nascosta, una sorta di "anima" che lo caratterizza e lo rende unico, influenzando le sensazioni di chi lo visita. Questa percezione non riguarda solo la bellezza di un paesaggio o l'architettura di un edificio, ma tocca qualcosa di più profondo e misterioso: è la forza vitale di quel luogo, che ne racchiude la storia, le tradizioni, e il legame con chi lo abita. Il concetto di Genius Loci si ricollega proprio a questo sentimento profondo, evocando l'idea che ogni spazio abbia un proprio spirito che lo rende unico. Ma cosa si intende esattamente con Genius Loci? E perché è così importante oggi, nell'epoca moderna e nelle arti come l'architettura? Scopriamolo insieme.

Il termine Genius Loci deriva dal latino e si traduce come "lo spirito del luogo". Nella cultura romana antica, il "genius" rappresentava una divinità protettrice, una presenza spirituale che vegliava su persone, comunità, o spazi fisici. Associato a un determinato "loci" (luogo), il Genius Loci custodiva l'essenza di un sito specifico in grado di influenzarne gli eventi e proteggerlo dai pericoli. Oggi, il concetto è usato per descrivere l'atmosfera unica e irripetibile che ogni luogo emana, spesso frutto di secoli di storia, cultura e paesaggi. Il Genius Loci è ciò che ci fa sentire una connessione particolare con un luogo, come se esso avesse un'anima tutta sua.

Il cibo e i pasti durante il Ramadam

Il Corano per i musulmani è la trascrizione della parola di Dio che fu ascoltata dal Profeta Maometto nel corso di una Rivelazione più che ventennale iniziata nel 610 d.C. e mediata, secondo la tradizione, dall'Arcangelo Gabriele.

Il cibo durante il Ramadan ha un forte valore simbolico e comunitario. Anche se il mese sacro è noto soprattutto per il digiuno dall'alba al tramonto, in realtà è anche il periodo in cui le famiglie si riuniscono a tavola, si condividono piatti tradizionali e si rafforza il legame con la propria comunità. Le due principali occasioni per mangiare sono l'iftar, il pasto serale che interrompe il digiuno, e il suhoor (o sahur), il pasto consumato prima dell'alba.

L'iftar inizia non appena il sole tramonta. Secondo la tradizione, molti musulmani rompono il digiuno con datteri e acqua, seguendo l'esempio del Profeta Muhammad, e proseguono poi con una zuppa leggera, pane, riso, verdure, carne o pesce. In molti Paesi si preparano piatti tipici del Ramadan: samosa, falafel, riso speziato, stufati di carne, insalate, oltre a dolci tradizionali a base di miele, frutta secca e pistacchi.

Il suhoor è il pasto consumato prima dell'alba, spesso molto presto, quando la città è ancora addormentata. Deve essere nutriente e saziante, perché sosterrà la persona per tutta la giornata di digiuno. Per questo si scelgono spesso alimenti ricchi di fibre e proteine: pane, formaggi, uova, yogurt, datteri, frutta fresca, tisane o tè. In alcune città, soprattutto nei quartieri più tradizionali, è ancora possibile sentire chi sveglia i fedeli per il suhoor, ad esempio con canti o tamburi.

Capire il significato del cibo nel Ramadan aiuta a vedere questo mese non solo come un periodo di rinuncia, ma come un tempo di condivisione, ospitalità e gratitudine. Che si tratti di un semplice dattero offerto al tramonto o di una grande tavolata di famiglia, ogni pasto diventa un'occasione per rafforzare i legami e ricordare il valore della moderazione e della solidarietà.

https://nbts.it/viaggi-e-turismo/ramadan-date-e-festivita-islamiche/

Il rispetto per il Popolo tunisino

Il rispetto per il popolo tunisino si manifesta nel riconoscere la loro cultura ricca e complessa, un mix di identità arabo-berbera, influenze francesi e islamiche, ma anche la loro resilienza di fronte alle difficoltà economiche e politiche, valorizzando la loro mentalità indipendente e liberale. 

La Tunisia, nella sua storia è diventata simbolo di accoglienza: sempre aperta e tollerante, è il luogo dell'incontro dove non si impongono limiti culturali, religiosi o politici. Promuove le diversità, resta un modello di pluralismo e di incrocio di religioni e culture. Ricordiamo le parole di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, intervenendo all'Assemblea dei rappresentanti del popolo tunisino (Arp) nel febbraio 2016: «La Tunisia è un modello di pluralismo e tolleranza». 

La Tunisia è indiscutibilmente un esempio di convivenza pacifica e del dialogo interculturale ed interreligioso. Non si scorda Sidi Mehrez (951-1022), considerato il patrono di Tunisi, che è stato soprattutto convinto protettore delle minoranze religiose… Il suo nome è legato alla fondazione del quartiere ebraico della città vecchia di Tunisi ovvero Elhara, per quasi 10 secoli, Elhara è stato effettivamente il cuore pulsante della comunità ebraica di Tunisi, la cui localizzazione sarebbe stata scelta gettando un bastone dall'alto della moschea che oggi porta il suo nome (David Cohen, Le parler arabe des Juifs de Tunis, Parigi, 1964). Quindi, la minoranza ebraica di Tunisi ebbe modo di vivere all'interno della città, mentre precedentemente gli ebrei ne erano esclusi e dovevano rimanere all'esterno durante la chiusura delle porte, dovevano passare la notte nei pressi del villaggio. 

In Tunisia ebrei e musulmani e cristiani coabitano in pace da sempre, la Tunisia si conferma una terra dove la tolleranza e il rispetto non mancano. E le minoranze non hanno mai avuto problemi nel professare il loro credo. Il decano della Facoltà di Lettere, delle Arti e dell'Umanità di Manouba e il professor Habib Kazdaghli, in una conferenza, tenuta il 28 marzo 2017, presso la Biblioteca "Diocésaine" di Tunisi, sulle minoranze tunisine tra ricordo e oblio, organizzata dal giornalista Hatem Bourial, dice: «La minoranza è la fonte della grandezza della maggioranza, e le minoranze fanno parte della storia di Tunisia».

Tratto da:

https://confronti.net/2017/09/la-tunisia-un-esempio-di-dialogo-interculturale-e-interreligioso

Accoglienza, ospitalità e rispetto

La cultura tunisina è un affascinante mosaico arabo-berbero con influenze mediterranee, francesi e fenicie, caratterizzata da tolleranza religiosa (Islam sunnita), ospitalità e un profondo rispetto per le tradizioni locali.

La Tunisia offre quindi un ricco patrimonio culturale che fonde antiche tradizioni con un'apertura verso la modernità, rendendola una meta affascinante per la sua identità unica.

L'ospitalità in Tunisia è un pilastro fondamentale della cultura locale, spesso descritta come calorosa, autentica e profondamente radicata nelle tradizioni. Non si tratta solo di accoglienza turistica, ma di un vero e proprio rituale sociale basato sul rispetto, la generosità e la cura dell'ospite.

Gli elementi chiave che rendono unica l'ospitalità tunisina sono: i saluti calorosi, spesso includendo strette di mano e talvolta il gesto di portare la mano al cuore per mostrare sincerità e rispetto seguiti da sorrisi. L'accoglienza in famiglia è il gesto che dimostra assoluto rispetto e affetto. I tunisini sono noti per la loro apertura. Invitare estranei o conoscenti a condividere un pasto, un tè è molto frequente, specialmente nelle aree rurali dove l'ospitalità è sacra. Infatti in queste occasioni il rituale del tè (spesso alla menta con pinoli) e del caffè è un gesto di benvenuto essenziale. È una pausa che simboleggia calore e connessione. La condivisione del cibo è centrale. Gli ospiti vengono trattati con generosità, offrendo piatti tradizionali come il couscous, spesso preparati con cura per mostrare rispetto. È consuetudine portare piccoli doni (dolci, datteri) quando si viene invitati a casa, un gesto reciproco di gratitudine e molto graditi per il gesto (valore del dono).

L'ospitalità in Tunisia mira a far sentire ogni visitatore protetto e benvenuto.

Condividere la tavola con persone tunisine

L'accoglienza tunisina viene dimostrata anche attraverso il cibo: se siete ospiti da amici o conoscenti, vi prepareranno una tavola imbandita per farvi assaggiare i piatti della cucina locale. Anche se avete magari mangiato da poco o non avete molta fame, non rifiutate ciò che vi viene offerto: potreste offendere la padrona di casa. Anche solo un piccolo assaggio la farà felice.

L'etichetta a tavola in Tunisia è influenzata dalla cultura araba e mediterranea. Ecco alcune linee guida sull'etichetta a tavola da seguire durante un viaggio d'affari in Tunisia:

Utilizzo delle mani: In Tunisia, è comune utilizzare le mani per mangiare. Tuttavia, usa sempre la mano destra, poiché la sinistra è considerata impura. Se preferisci utilizzare le posate, è accettato e rispettato.

Primi piatti: durante un pasto formale, il primo piatto spesso consiste in zuppa o insalata. Segui il ritmo degli altri commensali e inizia a mangiare solo quando tutti sono serviti.

Consumo di pane: il pane è un elemento essenziale del pasto tunisino. Spesso viene servito all'inizio del pasto e può essere usato per raccogliere il cibo o come accompagnamento. Rompi il pane a pezzetti e mangialo con la mano destra.

Condivisione dei piatti: in Tunisia, la condivisione dei piatti è comune. I piatti vengono spesso disposti al centro del tavolo e gli ospiti si servono da soli. Quando prendi del cibo, cerca di non toccarlo con le mani nude, ma usa le posate o i servizi da portata forniti.

Come fare gli auguri di Ramadam

Se conoscete delle persone musulmane e volete fare gli auguri per il Ramadan, potete usare diverse formule, tutte semplici e molto apprezzate. All'inizio del mese sacro si può dire o scrivere "Ramadan Karim" oppure "Ramadan Mubarak". La parola Karim significa "generoso", quindi "Ramadan Karim" si può tradurre come "Che il Ramadan ti sia generoso". Il termine Mubarak significa invece "benedetto", per cui "Ramadan Mubarak" equivale a "Che tu abbia un Ramadan benedetto". In italiano, se preferite, potete anche dire semplicemente "Buon Ramadan", ma usare le formule arabe è considerato più rispettoso della tradizione.

Alla fine del periodo di digiuno si celebra la festa di Eid ul-Fitr, che segna la conclusione del Ramadan. In questa occasione si augura "Eid Mubarak" ("festa benedetta") oppure "Eid Said" o "Eid ul-Fitr Sai'd", dove Sai'd significa "felice". In molti Paesi musulmani queste espressioni si usano sia di persona sia in messaggi scritti, ad esempio tramite WhatsApp o social, al posto del nostro "buona festa".

Per chi desidera qualche esempio pratico di frasi di auguri per il Ramadan, si possono usare formule come:

  • "Ramadan Mubarak a te e alla tua famiglia."

  • "Ramadan Karim, che questo mese sacro ti porti pace e serenità."

  • "Eid Mubarak, che la fine del Ramadan sia per voi un giorno di gioia."

Usare queste espressioni è un modo semplice per dimostrare rispetto verso la cultura islamica e per condividere, anche in Italia, il significato profondo del mese sacro del Ramadan.

Calendario islamico usato dai musulmani

Il calendario islamico o musulmano (puramente lunare) inizia ufficialmente (1 Muharram 1AH), con l'evento dell'Egira (hijrah) la migrazione del Profeta da La Mecca a Yathrib (denominata in seguito: al-Madīna al-munawwara, o più semplicemente Medīna) corrispondente ufficialmente al 15 o 16 luglio dell'anno 622 d.C. Non è certo se queste date siano esatte, studi recenti hanno ritenuto che sulla base del pre-esistente calendario pre-islamico che comprendeva probabilmente anche il mese intercalare successivamente rimosso, l'egira dovrebbe avvenuta attorno al 24 Safar (Febbraio) - (1AH) e che Muhammad e dei suoi compagni arrivarono alla periferia di Yathrib il giorno 8 del mese di Rabi 'al-Awwal (Marzo), in un giorno in cui gli ebrei di Yathrib erano soliti osservare un giorno di digiuno, e dopo aver riposato per qualche giorno sarebbe entrato a Yathrib il giorno 12 del mese Rabi 'al-Awwal (Marzo).


La Mano di Fatima 

Anche nota come Khamsa (in arabo: ossia il numero cinque),  è un amuleto caratteristico delle religioni musulmana ed ebraica, molto diffuso nel Vicino e Medio Oriente, e nell'Africa settentrionale. ,gli archeologi credono che l'usanza sia di epoca pre-islamica, risalente ad un'antica dea mediorientale la cui mano proteggeva dal malocchio. 

Mondo Arabo

La leggenda racconta che Fatima, figlia del profeta Maometto, mentre preparava la cena, avrebbe assistito al ritorno del marito con una concubina; ingelosita da ciò, per errore mise la propria mano nell'acqua bollente, senza tuttavia avvertire dolore. Per i credenti islamici rappresenta dunque il simbolo della serietà e dell'autocontrollo.

Da un punto di vista antropologico – religioso, la mano è collegabile alle basi stesse del credo islamico: le cinque dita della mano ricordano infatti i cinque pilastri dell'Islam della fede:

1. La testimonianza di fede: "Non c'è altro Dio fuorché Dio e Muhammad è il suo Profeta" (Shahada);

2. Le cinque preghiere quotidiane (Salat);

3. L'elemosina obbligatoria (Zakat);

4. Il digiuno del mese di Ramadan (Sawm);

5. Il pellegrinaggio alla Sacra Casa cioè a La Mecca (Hajj).

Essere informati e adattarsi alle usanze locali, garantisce un'esperienza più autentica. 

Le porte colorate della Tunisia e Mashrabiya

Chi visita la Tunisia non può non restare incantato dalla bellezza delle sue porte. Belle, colorate e cariche di significati. Le più particolari sono porte ad arco a due battenti, aventi una piccola sottoporta. Se si ha la fortuna di notare questa tipologia, si conoscerà il frutto dell'astuzia di una donna, che è poi rimasto nei secoli nella cultura delle porte tunisine.


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I gatti in Tunisia

"Ad Hergla… creature che, nel tempo, sono arrivate da me, non tutte insieme, inaspettate, accolte con amore e rispettate… ormai sono tanti gatti, ne osservo ogni giorno le stranezze, il carattere e il loro modo di vivere. Mi aiutano, mi adorano a modo loro, mi stupiscono, mi responsabilizzano" 

In Tunisia, i gatti sono sacri. Magari non ci sono precetti religiosi legati ai felini, né obblighi o divieti di legge su un loro status di particolare privilegio, ma sono amati e rispettati dalla popolazione.


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Shashia - Cappello rosso tipico tunisino

La Shashia, il famoso cappello rosso in feltro, incarna la storia e l'identità nazionale tunisina. Simbolo di eleganza, rispetto e tradizione, la shashia accompagna ancora oggi i grandi eventi familiari, le cerimonie pubbliche e le celebrazioni religiose. Attorno a questo accessorio iconico ruota un universo di abiti tradizionali, come la jebba, il sefsari e il kaftan, che raccontano attraverso i tessuti la storia millenaria della moda tunisina. In questa guida scoprirai lo stile, il significato e il valore culturale della shashia, insieme a un viaggio tra botteghe artigiane, abiti cerimoniali e antichi segreti di sartoria che rendono la Tunisia un punto di riferimento per il costume e il folclore del Maghreb.

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